Papà pensionato

Mio papà è andato in pensione.
Da qualche giorno è iniziata per lui una nuova vita. È mesi che aspetta questo momento, lo ha raccontato a tutti e ho visto i suoi occhi fremere di gioia all’ idea.
È mesi che ci pensa e da una parte c’ è la soddisfazione di “aver dato”, di aver pareggiato i conti con la società, di essere finalmente padrone della propria vita senza dover rendere più conto a nessun capo se non la mamma. Dall’ altra si insinua freddo il sospetto che ciò che lo aspetta non sia altro che una vuota ricerca di qualcosa da fare.
Panico?
È come cominciare da zero all’ età di 57 anni. Giovane.
Non ricordo nella mia vita mai, un attimo in cui la figura di mio papà non sia stata associata al suo lavoro. È da sempre stato legato al suo lavoro. Caratteristica essenziale, quasi unica.
Ricordo, per esempio, che alle elementari il 19 marzo corrispondeva immancabilmente a un tema su di lui e su quanto fosse bravo il papà lavoratore.
Papà = lavoro.
In effetti nessuno ti chiede com’ è tuo papà..
Alto, slanciato, rigido se pensieroso, con l’ indice appoggiato sulla guancia sinistra per meglio favorire la concentrazione. Biondo, occhi azzurri tendenti al grigio, affascinante.
…Il mio papà è sempre stato per tutti il simbolo vivente dell’ uomo forte e saggio con tutte le carte in regola. Lui si è fatto da solo, ha fatto le scelte giuste, ha lottato per ottenere dalla vita il meglio. Mai si è sbilanciato se non dopo aver riflettuto a lungo, perdendoci il sonno a volte. Davanti a qualsiasi problema sempre uomo ponderato, punto di riferimento. C’ è proprio da andare orgogliosi di un padre così.
Lavoro e casa, casa e lavoro. Lavoro, lavoro, casa. Casa che è moglie, moglie, figli, figli, figli. Lavoro e figli e ancora figli. Lavoro. Fratelli, sorelle, nipoti. Famiglia, tanta, tutta. Lavoro e famiglia. Lavoro per la famiglia. Lavoro che è amici. Più amici di altri.
Pensieri e momenti che scandiscono la sua vita.
Scandivano.
Ora è un pensionato..
Ora gli resta: casa, casa e casa. Casa che è moglie, moglie, figli, figli, figli. Figli e ancora figli. Fratelli, sorelle, nipoti. Famiglia tanta, tutta. Famiglia. Per la famiglia. Amici. Più amici di altri.
Non male, però.
Come un uomo che si alza dalla sedia della sua scrivania non più sua e ricomincia a camminare. Le gambe anchilosate, la schiena dolorante, il collo indolenzito. E piedi che non sono abituati a sostenere il peso del resto del corpo rallentato, ricevono per la prima volta dopo anni di nuovo sangue vivo che scorre formicoloso. Piano fa un passo piccolo, più greve di quello che in realtà è. Una smorfia. Lo sguardo è irrigidito ma si alza e volge avanti. Un altro passo e un largo sorriso si fa spazio liberando il viso dal sapore corrucciato di anni preoccupati. Altro passo, più sicuro stavolta e direzionato. Un nuovo lungo percorso lo aspetta. Tutto da organizzare.
Ho ascoltato la sua vibrante voce al telefono oggi: l’ ho sentito ridere e dire che in fondo la situazione non è così drammatica. Ha manifestato gioia quando gli ho detto che ci vedremo domenica per il pranzo, farà una grigliata e conoscendolo inviterà un sacco di gente e Zora si farà una scorpacciata di coccole e manicaretti.
Che bello il mio papà!
Papà = Pensionato!





Carissima,
penso di poterti chiamare così, certamente non ti ricorderai di me, ma io si; ci siamo visti a casa tua ad una cena tanti anni fa.
Comunque, io sono quello che prendeva il caffè alla mattina (ore 7.45 esatte) con tuo padre…….e questo era un bel momento, due chiacchiere, una battuta, un commento, una novità di cartiera e poi via… a lavorare.
Secondo tuo papà toccava sempre a me pagare il giro, questo è stato per tanti anni il saluto della mattina; ironico e allegro.
Ora il più delle volte “salto”.
Posso fare un commento su tuo padre?
E’ una persona speciale, un amico, si è fatto ben volere da tutti, una persona con cui non ho mai trovato da dire, e come sai, nell’ambiente di lavoro è molto facile.
La festa di sabato scorso ne è la prova.
30 mesi e anch’io passerò tra gli obsoleti.
Un abbraccio
E.P.
Ciao carissimi amicidizora,
troppo buoni!
Devo dirvi che non ho fatto nessuna difficoltà ad adattarmi alle nuove abitudini di vita da pensionato.
Svegliarsi la mattina senza l’ansia di essere tardi, andare al bar Roma a bere il macchitone e conversare con gli amici, al venerdì aperitivo con costino al baccalà, dedicarmi allo sport e agli hobby.
Forse più in là penserò a fare qualcosa di più concreto, per ora bene così!
E a chi mancano soltanto 30 mesi suggerisco “tieni duro”, il tempo passerà anche troppo in fretta.
Un saluto a Zora a presto ..
Ciao dal pensionato…
Il tuo blog quando va in pensione? Hi Hi Hi
Massimo